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Judo no Uta - Inno del Judo

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Judo Story
Fatti, racconti, aneddoti sul Judo e i suoi personaggi.
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Le origini del Ne Waza nel Judo
Sintesi di Paul Crugnola su scritti di St.Hilaire - 2004
Il "Konde Koma"
ovvero le origini del Brasilian Ju Jitsu
Da uno scritto dello storico Rildo Heros Barbosa de Medeiros. 2003
Yokoyama e Mifune al ristorante
Di S.Yokoyama. 2003
Le origini e lo sviluppo del randori.
Da uno scritto di: Yoshiaki Todo (Tsukuba University) 2003
La dimensione estetica del Judo
Di Paul Crugnola 2003
Pi Quan Shu
Di Paul Crugnola 2003
Judo e Modernità
Di Paolo Crugnola 2003
Al Judo serve lo Sport?
Di Paolo Crugnola 2003
Il Judo e i documenti
Di Paolo Crugnola 2003
Difesa personale: un illusione?
Di Paolo Crugnola 2004
Kenji Tomiki
Di Paolo Crugnola 2004
Sosuishi Ryu
Di Paolo Crugnola 2004
Hoken Sato
L'ultimo Samurai
Sintesi di Paolo Crugnola su dati di Alfonso Torregrossa 2004
Il "ki"
Questo sconosciuto
Di Paolo Crugnola 2004
Judo e Lotta nell’Europa dei primi del ‘900.
Di Paolo Crugnola 2005
Bimbi e Budo
Di Paolo Crugnola 2005
Jigoro Kano e le Olimpiadi.
di P.Crugnola 2007
Shisei: le posizioni del Judo.
di P.Crugnola 2008
Sutemi, il sacrificio.
Di Paolo Crugnola 2009
   
Randori al Kodokan ai primi del '900. I due maestri sono Yokoyama a sx e Mifune a dx. Judo Kyohan - S.Yokoyama - 1915 - Vai all'indice
Che cos'é il Judo Tradizionale?
E‘ il judo insegnato da Jigoro Kano (1860-1938). E‘ una disciplina completa per educare corpo e mente ad un migliore impiego delle proprie e altrui energie, il tutto, in un clima di collaborazione, reciproco rispetto e prosperità. Esso comprende lo studio dei modelli fondamentali (Kata) e una pratica "libera" (Randori), in cui si applicano, in modo creativo, i principi tecnici appresi. Le tecniche del judo riguardano il combattimento in piedi (Tachi Waza), a terra (Ne Waza) e le tecniche del combattimento reale (Shinken Shobu Waza).
Il patrimonio tecnico del judo é frutto dell'opera di selezione e sistematizzazione condotta da Jigoro Kano, al fine di recuperare il patrimonio delle antiche arti marziali. In questo processo di trasformazione furono coinvolti parecchi capiscuola delle scuole di ju jitsu allora esistenti. Questa operazione aveva un duplice scopo: salvare un patrimonio culturale che si andava perdendo e portare all'uomo "moderno" gli effetti positivi e benefici che la pratica di queste discipline, cosiddette "marziali", aveva con sé.
Il judo, al contrario del ju jitsu, ha finalità educative. Questo significa che attraverso la sua pratica é possibile educare la persona, cioé "tirar fuori" dal suo essere capacità e qualità tali da contribuire al miglioramento dell'individuo e della società nel suo insieme.
Attraverso la pratica del judo si può apprendere un particolare uso della forza e dell'energia (Seiryoku Zen'yo) che può trovare applicazioni anche al di fuori del judo stesso.
Il combattimento nel judo trascende il consueto significato di "agonismo" per approdare ad un concetto molto più ampio di "collaborazione" in cui entrambe le persone partecipano al fine di raggiungere un risultato comune molto più grande. Il judo può essere anche sport, ma non é questa la sua finalità. Ecco perché si ritiene più coerente parlare di "judo tradizionale" in alternativa (non in contraddizione) ad un "judo sportivo".
Oggi il judo tradizionale si pone alla società contemporanea come una esperienza multiforme attraverso cui é possibile allenare corpo e spirito ai fine di una migliore armonia di entrambe. Praticando il judo si impara a conoscere gli altri e soprattutto sé stessi. Come uno specchio, il judo riflette la nostra anima e ci costringe a guardarla senza veli, così com’é e questo ci permette di affrontare meglio la vita.
Jigoro Kano (1860 - 1938)
Fondatore del Judo Kodokan.

Jigoro Kano durante l'esecuzione della tecnica Ago Oshi del Ju no Kata.
Filmato sul Ju no Kata di Isogai 10°Dan - **Attenzione** File di 19,4 mb
 
Perché il Judo Tradizionale?
Perché la ricerca tecnica e la ricerca della vittoria progrediscano insieme Perché il rispetto della persona viene prima di tutto, anche della vittoria. Perché sapersi difendere non é meno importante di vincere una gara
L'ippon é una manifestazione di energia, ma anche e soprattutto di tecnica. Oggi nel judo sportivo é possibile vincere facendo mettere un ginocchio a terra all'avversario, con il risultato che la gara (shiai) é diventata "ricerca del vantaggio minimo". Non parliamo poi della lotta a terra che, troppo difficile da arbitrare, viene continuamente ridotta e penalizzata. In questa ottica generale "il bel tiro", "la bella tecnica" diventano obiettivi inutili perché non portano alcun vantaggio concreto. Proiettare l'avversario sulla testa con violenza e determinazione non é certamente sinonimo di collaborazione (jita kyoei) né tantomeno di rispetto. Dove é finito il controllo? Non era uno delle tre componenti del concetto di ippon? Chi non é capace di controllare la propria tecnica non deve essere premiato perché é pericoloso per sé e per gli altri. Una cintura nera di judo, un esperto insomma, é in grado di difendersi da un'aggressione? Nella maggior parte dei casi no. Goshin Jitsu (difesa personale) e le Shinken Shobu Waza (tecniche del combattimento reale) non vengono insegnate ed il perché é semplice. Non servono a vincere gare e quindi non portano nessun prestigio alla palestra e all'insegnante.
.Il judo tradizionale é kata e randori.
Attraverso il kata si studia il passato,
con il randori si esplora il futuro.

Al di là dell'agonismo e della difesa della propria persona il judo é lo studio del miglior impiego dell'energia in un clima di collaborazione, rispetto e amicizia.

Dov'é il Judo Tradizionale?
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Nel "cuore" di chi ci crede e vuole praticarlo. E‘ una questione di scelte, di valori, di "do".
Al di là delle sigle di appartenenza, degli obblighi e divieti associativi, é solo questione di crederci
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Judo Tradizionale = Judo Sicuro
Jigoro Kano per poter rendere praticabile il vecchio ju jitsu nella nuova formula del judo dovette eliminarne l'intrinseca pericolosità e renderlo sicuro in modo tale che chiunque, giovane o adulto, maschio o femmina, potesse praticarlo senza paura e in completa tranquillità. (nel Randori é possibile infatti combattere senza alcun pericolo). A tale scopo intraprese un'opera di selezione e trasformazione di tutto il patrimonio tecnico del ju jitsu fino a renderlo adatto alle nuove finalità educative di cui il judo doveva essere portatore. Questa attività di selezione non si arrestò mai e fu portata avanti nel tempo arricchendosi delle nuove esperienze e scoperte fornite dalle competizioni. L'arbitraggio, nel contempo, metteva a punto le proprie regole adattandosi alle continue e nuove situazioni che la pratica agonistica imponeva. Oggi questa ricerca sembra essersi interrotta e concetti come "vittoria", "medaglia", "primo in classifica" sono passati in primo piano nella scala di valori dei praticanti di judo dimenticando che nel judo, in quello insegnato da Jigoro Kano, "il modo" in cui si vince e si pratica é ciò che effettivamente conta. Molto spesso, invece, le gare di judo odierne sono esempi di pura e semplice forza fisica applicata senza alcuna intelligenza.
Anton Geesink sul Judo sicuro.
Come NON dovrebbe essere una gara di Judo
Luglio 1980 - Dichiarazione di A.Geesink sulla rivista Samurai

Dopo 30 anni di esperienza come agonista e 26 di insegnamento in qualità di allenatore in numerosi Paesi europei, negli USA, in Canada, in Messico e anche in Giappone, mi permetto di esprimere liberamente su Samurai le mie esperienze.
Sono costernato che il bellissimo sport che è il nostro Judo sia in molti casi degenerato in una disciplina asociale che presenta un serio pericolo di ferita: la responsabilità di Tori nei confronti di Uke viene spesso trascurata in maniera grossolana, per non dire che è completamente dimenticata.
In allenamento e in gara si usa una materassina dura e scivolosa, che avvantaggia le tecniche di gambe. E in genere non si pensa affatto a Uke, proiettandolo il più violententemente possibile sulla schiena. Talvolta poi Tori cade con slancio col suo corpo su quello di Uke, affinché il contatto col suolo sia ancora più duro e diventa impossibile applicare l'ukemi waza.
In questo modo c'è un grande pericolo di incidente, cosa che permette a Tori di vincere grazie alla ferita che ha provocato (in un certo senso inconsciamente). Da «avversario » Uke diventa « vittima ».
In altri casi, peraltro meno preoccupanti, leve e strangolamenti vengono spinti a fondo e gli arbitri intervengono solo quando c'è svenirnento, o lesione, qualora Uke trascuri di arrendersi. Per cercare una soluzione a questi problemi possiamo osservare degli sports simili al nostro, come la boxe e la lotta, discipline di cui a torto, spesso parliamo con disprezzo.
Nella boxe è previsto il k.o. tecnico e molti combattimenti (soprattutto fra dilettanti) vengono interrotti quando l'arbitro decide che uno dei combattenti non è più in grado di difendersi efficacemente.

(..) Il Judo comprende una serie di tecniche; occorre aggiungervi una morale sociale (per esempio la responsabilità di Tori nei confronti di Uke).
Per diminuire il pericolo di incidenti occorre allenarsi e disputare le gare su tatami più morbidi.
In caso di pericolo l'arbitro deve poter intervenire di propria iniziativa (quando Uke non si arrende su leva, o strangolamento).
I Regolamentì non servono solo a sanzionare, ma anche e soprattutto a proteggere.
Anton Geesink - 10°Dan, 23 volte campione europeo, 2 volte campione del mondo. Campione olimpico a Tokyo nel 1964. Primo europeo che à riuscito a battere i giapponesi. Ritiratosi imbattuto dalle competizioni.

Kohaku Shiai

AISE - Amici del Judo

SITI D'INTERESSE PER IL JUDO TRADIZIONALE