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Il judo e i documenti
di P.Crugnola
Dicembre 2003
Nel corso di quest’anno mi é capitata la ventura di trovare l’edizione inglese originale del libro “Judo Kyohan” di Sakujiro Yokoyama del 1915. Ho pensato fosse cosa saggia e giusta tradurla e metterla a disposizione su internet per tutti coloro che fossero interessati a tale argomento. E‘ un libro molto interessante e, per certi versi, sorprendente e la sua lettura ha influito, e non poco, sul mio modo di pensare al judo e, in particolare, al judo attuale.
La prima cosa che salta all’occhio é che il judo che si pratica oggi é ben diverso da quello di allora, di quei tempi. Ma “quei tempi” sono anche quelli in cui Jigoro Kano, il fondatore, insegnava di persona e difficilmente possono essere messi in discussione o confutati sotto il profilo tecnico. La seconda cosa é una riflessione sul judo attuale e sulle sue basi storiche.
Come architetto, mi é stato sempre insegnato che i “documenti” sono la base su cui impostare qualsiasi studio o ricerca di tipo storico, atteggiamento tuttora confermato in tutti quei settori (storico, archelogico, ecc.) che da sempre e ai livelli più alti si occupano di queste faccende. Per “documento” s’intende qualcosa di concreto, tangibile e visionabile qualora la necessità l’imponga, come un testo, un libro, una fotografia, un filmato, un reperto fisico, ecc. La cosiddetta “tradizione orale” non ha invece una grande importanza, come documento, perché di scarsa attendibilità per ovvi motivi di possibili falsificazioni, aggiunte arbitrarie, tagli e così via. Il libro di Yokoyama é quindi, a tutti gli effetti, un “documento”.
Qualcuno potrebbe dire “Judo d’altri tempi!” suggerendo con ciò una evoluzione della disciplina in cui lo stato attuale dovrebbe rappresentare la versione più aggiornata e quindi anche la più “giusta”. Ma il judo non ha avuto uno sviluppo regolare e, soprattutto, coerente.
Intorno al 1948 gli americani, i vincitori, occupano il Giappone e nel tentativo di domare lo spirito bellico dei giapponesi decidono di far tabula rasa di tutto quanto abbia anche solamente un vago richiamo con la sua tradizione guerriera. In questa opera di “formattazione” della memoria storica giapponese il judo é il primo a farne le spese scomparendo totalmente dalla scena nazionale. Riapparirà solo più tardi grazie alla mediazione di Risei Kano, ma “sub condicio” di essere e rimanere solo sport.
Il judo che pratichiamo, che abbiamo praticato é quindi quello “sportivo” e non certo quello originale, d’anteguerra, pensato e praticato come sistema educativo dal suo fondatore. Da allora é passato mezzo secolo e ormai anche il judo “sportivo” ha una sua storia e una sua tradizione. Però, oggi, grazie (qualcuno dirà “per colpa”) ad una serie di “documenti” ritrovati e tradotti (*), tra cui anche il libro di Yokoyama, non é più possibile far finta di niente ed ignorare la realtà. Quale? Che esistono due tipi di judo: un judo “sportivo” ed un judo “tradizionale”.
Il primo é legato al concetto e alla cultura della competizione sportiva ed in questo senso ha mantenuto sempre una sua coerenza interna, aggiornando regole e tecniche in quella direzione. Il secondo é un sistema educativo che mira ad altre cose: un migliore impiego delle energie proprie ed altrui in un clima di collaborazione e reciproco vantaggio.
Il libro di Yokoyama appartiene a questo secondo filone e ci consente di fare un poco più di luce sulle tenebre che da troppo tempo avvolgono questa realtà.
Carpe diem!

(*) Vedi, ad esempio, gli scritti di Jigoro Kano tradotti e riportati nei “Quaderni del Bu Sen” - Ed. Kyu Shin Do
Sakujiro Yokoyama
Copertina di
Judo Kyohan
Prima pagina di
Judo Kyohan