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Jigoro Kano e le Olimpiadi.
di P.Crugnola
Ottobre 2007
L'inserimento del Judo nel novero delle discipline olimpiche é storia piuttosto tormentata e non priva di interrogativi. Ovviamente, ci si riferisce al periodo tra le due guerre mondiali, quando Jigoro Kano era ancora in vita, mentre il Judo delle Olimpiadi del 1964 a Tokyo é altra cosa con un suo percorso molto più semplice e lineare. Le prime olimpiadi di Atene sono del 1896 e il Judo, all'epoca, esisteva già da 14 anni ed era una realtà ben presente e conosciuta nella società nipponica del tempo. Jigoro Kano cercava di promuovere gli ideali di un Judo inteso come disciplina educativa, con finalità ben differenti dal vecchio ju jitsu ed imperniate sulla collaborazione e sul rispetto, attraverso "un corretto e migliore impiego delle energie". Tutto ciò trovava un ottimo riscontro negli ideali olimpici promossi da De Coubertin e gli stessi Giochi Olimpici venivano considerati da Kano come un porto bellissimo a cui far approdare il Judo, anche in vista di una sua divulgazione oltre i confini nazionali. L'intento divulgativo di Jigoro Kano é molto forte nei primi anni del '900. E‘ il periodo in cui alcuni dei suoi migliori allievi vengono mandati in giro per il mondo per far conoscere il Judo: Yamashita negli USA, Maeda nel Brasile, ecc. Quel che segue é un estratto tradotto da un articolo di Joseph R. Svinth del 2004, al quale si rimanda per la bibliografia. Al di là delle vicende , comunque interessanti, circa il lavoro svolto da Kano per portare i Giochi Olimpici a Tokyo, ciò che é veramente importante é la conclusione dell'articolo, da cui si evince molto chiaramente che il Judo non é nato per diventare uno sport, almeno secondo quanto veniva e viene ancora oggi inteso con questo termine. De Coubertin si era gradualmente allontanato dalla sua creatura, le Olimpiadi, perché secondo lui, che si era sempre considerato un educatore piuttosto che un tecnico sportivo, la pratica sportiva stava assumendo, rispetto al ruolo educativo, una trasformazione che, nel progredire, avrebbe creato sfide che non rappresentavano più l’obiettivo iniziale. Allo stesso modo, Jigoro Kano, concordando sulla distorsione agonistica assunta dalle Olimpiadi, non intende più inserire il Judo nel meccanismo dei Giochi, ribadendone in tal modo il ruolo eminentemente educativo.
La traduzione é stata volutamente trascritta in modo letterale, probabilmente in forma poco elegante, ma sicuramente senza interpretazioni tendenziose che, in operazioni di questo tipo, sono sempre in agguato.

Nel 1909, sotto la spinta di Pierre de Coubertin e di altri personaggi del Comitato Olimpico, il ministro dell’Educazione giapponese dà a Jigoro Kano l’incarico di occuparsi della partecipazione del Giappone ai giochi olimpici. Nello stesso anno Jigoro Kano viene nominato, all’unanimità, rappresentante del CIO per l’area asiatica e, in una lettera a De Coubertin, esprime la necessità di creare un gruppo di persone che rappresentino adeguatamente il Giappone ai Giochi Olimpici.
Per supplire alla mancanza di finanziamenti fa leva sull’orgoglio nazionalistico e sul fatto che il Giappone non possa fare di meno di quanto non abbia già fatto la Cina (da sempre l’eterna rivale) e così ottiene i soldi necessari. Nasce così la Japan Amateur Athletic Association (Dai Nippon Tai-iku Kyokai) con un proprio statuto (1912) e due finalità: “incoraggiare l’educazione fisica nazionale” e “rappresentare il Giappone ai Giochi Olimpici”. Insieme a Kano altre due persone collaborano alla gestione dell’Associazione: Isoo Abe e Hyozo Omori.
Il primo, professore a Waseda, pioniere del Baseball, Socialista Cristiano ed esperto sul controllo delle nascite, fautore dell’attività all’aria aperta mira ad avvicinare la cultura fisica giapponese a quella occidentale e svizzera, in particolare, di cui é un grande ammiratore.
Il secondo, laureato allo Springfield College, é riuscito ad introdurre nel 1908 basket e volley in Giappone e ha nella propria consorte una leader dello Yurin-en, movimento giapponese per la divulgazione dei campi giochi, di ispirazione tedesca.
Nel 1912 Jigoro Kano, Omori e due atleti della corsa, Yahiko Mishima e Shizo Kanakuri, prendono parte ai giochi olimpici di Stoccolma. Non vincono nulla, ma entrambe concordano sul fatto che é molto bello viaggiare per il mondo!
Kano torna in patria solo nel 1913, approfittando dell’occasione per visitare Europa e Nord America e analizzare i loro sistemi didattici sull’educazione fisica; i risultati di questi studi vengono in seguito pubblicati su una rivista giapponese sull’educazione.
Nel frattempo, un ufficiale americano responsabile del Philippine Amateur Athletic Association, tale Elwood S. Brown, viene in visita a Tokyo. Il suo obiettivo é di espandere i “Manila Carnival Games” (giochi del carnevale di Manila) e farli confluire in una competizione a livello internazionale: i Far Eastern Olympic Games (Giochi Olimpici dell’Estremo Oriente). Tali giochi, appoggiati da Isoo Abe, non avrebbero dovuto inficiare assolutamente il programma già avviato della macchina olimpica, ma solamente dare un’opportunità in più agli atleti asiatici di prendervi parte. Con scadenza biennale, sarebbero stati ospitati dalle diverse capitali sedi del Far Eastern Olympic Games. Kano osteggia fin dall’inizio questa iniziativa offrendo un’inerzia incredibile alle diverse e numerose richieste di partecipazione che, data la sua posizione in seno al sistema olimpico e sportivo nazionale e internazionale, a più riprese gli vengono presentate. La sua reiterata “assenza” dalle iniziative dei Far Eastern Olympic Games porta all’eliminazione della parola “Olimpic” dal nome della manifestazione che da allora si chiamerà “Far Eastern Championship Games” e, in questo, Kano riesce nel suo intento, di tenere ben separate le due istituzioni. Risolta la questione, Kano accompagna gli atleti a Shanghai, sede dei secondi Far Eastern Championship Games (che si concludono serenamente senza problemi) e lì si ferma per prendere parte alle decisioni sulla futura città ospitante i giochi. La scelta, non ostante sia candidata Osaka, cade su Tokyo per le pressioni economiche di due grandi imprenditori giapponesi, Tsunekichi Asabuki e Aisaku Hayashi.
Nel 1915 Kano riorganizza la Japan Amateur Athletic Association, apparentemente per una serie di insuccessi amministrativi, ma molto probabilmente, per fare “piazza pulita” di coloro che avevano più o meno segretamente tramato a favore dei Far Eastern Championship Games.
Nel marzo 1919 Kano rilascia una dichiarazione in cui il Giappone non manderà nessun atleta agli imminenti Far Eastern Championship Games di Manila, adducendo come motivo la sovrapposizione con gli esami degli studenti giapponesi. Gli organizzatori replicano che non é possibile posticipare la data dei giochi a causa della stagione delle piogge, ma Kano non vuole assolutamente ritornare sulle sue posizioni e così la partecipazione giapponese ai giochi resta molto esigua.
Nel gennaio 1920 Kano si ritira dal suo incarico presso la Tokyo Higher Normal School per dedicarsi con maggior impegno alla squadra olimpica per i giochi di Anversa. Al momento della partenza, decide di seguire un altro itinerario, molto più lungo e diverso da quello della squadra, al fine di vedere gli esiti della Prima Guerra Mondiale su USA e Europa. Il Giappone ad Anversa vince le sue prime medaglie con Ichiya Kumagae e Seiichiro Kashio nel tennis, mentre altri atleti si piazzano dignitosamente nella maratona.
Nel 1922 Kano si dimette dalla carica di presidente della Japan Amateur Athletic Association. Il motivo é il disaccordo circa il sostegno finanziario statale alle trasferte degli atleti che, secondo Kano, deve essere riservato solo alla squadra olimpica, mentre la tendenza in atto é di allargarla a tutti gli atleti, compresi quelli partecipanti ad altre competizioni, tipo Far Eastern Championship Games. A questi giochi Kano presta sempre meno attenzione limitando la propria presenza allo stretto necessario. Ma anche ai giochi Olimpici di Parigi del 1924, Kano non dà il proprio sostegno, ufficialmente per una malattia, di fatto per il completo disaccordo con la Japan Amateur Athletic Association che ha cominciato ad ingaggiare atleti professionisti pur di guadagnare un maggior numero di medaglie olimpiche. Sulla partecipazione a questi giochi ci sono parecchie polemiche e proteste e, anche se alla fine tra mille difficoltà, si riesce a mettere in piedi la squadra olimpica, la Japan Amateur Athletic Association resta coinvolta in una sorta di scandalo il cui risultato é la completa riorganizzazione del consiglio direttivo attuata nel 1925.
La questione del finanziamento degli atleti e delle loro trasferte viene dibattuta a livello di Parlamento e alla fine si raggiunge un accordo (1928) secondo il quale il Ministero dell’Educazione finanzierebbe le competizioni a livello nazionale, mentre il Ministero degli Affari Interni si accollerebbe l’onere delle trasferte all’estero. In tale accordo, anche se non palesemente, l’opera di mediazione di Jigoro Kano é determinante.
Kano segue, anche se non in veste ufficiale, la squadra olimpica ai giochi del 1928 ad Amsterdam e per i successivi tre anni si dedica esclusivamente allo sviluppo del Judo.
Nel 1931 la comunita di Tokyo decide di candidarsi come città ospite per i giochi olimpici del 1940 e, a tale scopo vengono intrapresi una serie di lavori atti a migliorare la rete dei trasporti ed il sistema dell’accoglienza, entrambe molto deficitari e inadatti a supportare un evento della portata dei giochi olimpici. Resta il problema di trovare un portavoce ufficiale della città. Della ricerca viene delegato al sindaco di Tokyo, Isoo Abe, grande amico di vecchia data di Jigoro Kano ed é così che questi diventa il portavoce ufficiale dei giochi olimpici di Tokyo.
In occasione dei giochi del 1932 a Los Angeles, Kano insieme a Seiichi Kishi, presidente della Japanese Amateur Athletic Federation (la rinnovata Japan Amateur Athletic Association) compie un tour attraverso gli USA promuovendo l’immagine del Giappone in vista dei giochi del 1940. E‘ anche un occasione, per Kano, per fare alcune riflessioni sullo sport e le Olimpiadi in generale: “Le Olimpiadi sono un affare mondiale e non solamente Europeo o Nord Americano”, “La gente é incline a pensare che ciò che é nelle proprie abitudini é buono e giusto e ciò che é estraneo ad esse sbagliato e dannoso. Per questo, un gruppo di persone riunite per una causa comune, alla quale tutti partecipano con interesse, serve a vedere le differenze altrui in un clima amichevole. Ed é notando queste differenze che noi possiamo progredire”, “I giochi olimpici devono provvedere a gestire con la necessaria cornice e spettacolarità ciò che le genti delle diverse nazionalità sentono e amano”.
Ritornando in patria, Kano deve occuparsi del suo terzo figlio, Riho, arrestato per attività sovversiva con l’estrema sinistra. Nel 1933, accompagnato da due judoka, Sumiyuki Kotani e Masami Takasaki, si reca a Vienna. Takasaki era vincitore del Campionato del Giappone del 1930 oltre che figlio legittimo di Kano, Kotani, il futuro 10°dan, aveva rappresentato il Giappone a Los angeles per la Lotta Libera. Durante questo viaggio prende parte ad una riunione del CIO e ad altre importanti riunioni con i ministri dello Sport di vari paesi, non perdendo l’occasione di presentare e dimostrare il suo Judo. Si racconta che, attraversando l’Italia, l’auto su cui viaggia insieme ad altre persone, in seguito ad un incidente, rimane in bilico su un precipizio. Tutti gli occupanti dell’auto sono presi dal panico e da crisi isteriche, l’unico che resta tranquillo ed imperturbabile é proprio Jigoro Kano, il quale non si muove dal suo posto fino a quando tutte le altre persone sono in salvo!
Nel settembre dello stesso anno, Kano apprende la notizia che suo figlio Riho é stato nuovamente arrestato per lo stesso motivo. Per risolvere in maniera definitiva il problema, Kano decide di far continuare gli studi di Riho all’estero, lontano dagli avvenimenti che l’hanno coinvolto.
Nel frattempo anche l’Italia si sta muovendo per di portare a Roma i giochi olimpici del 1940. Jigoro Kano, nel 1934, per affrontare il nuovo problema si reca ad Atene. In questa sede si sta dibattendo su una nuova iniziativa olimpica, il viaggio della torcia olimpica da Atene al paese ospitante. Era questa un’idea sviluppata da Carl Diem nel 1920 e fortemente sostenuta dal Comitato Olimpico Tedesco. Kano sostiene che “Mussolini é un grande uomo(!) ed ha una cordiale comprensione per il nostro paese e i suoi interessi”, “Se Mussolini fosse avvicinato nella giusta maniera, porterebbe la propria influenza in favore del Giappone”. Al di là della valutazione su Mussolini, Jigoro Kano vede giusto e infatti nel 1935 la previsione si avvera. La scusa ufficiale é che nel 1940 ricorre il 2600° anno dell’impero giapponese, di fatto sono le nuove alleanze sull’asse Roma-Berlino e la necessità di assicurarsi l’appoggio Giapponese per contenere la Russia che fanno il miracolo. In cambio l’Italia ottiene dal Giappone la cessazione della vendita di armi all’Etiopia, paese che l’Italia si appresta ad invadere.
All’assegnazione dei giochi del 1940 a Tokyo si oppone con estrema durezza la Finlandia e questo pospone i termini della decisione all’anno successivo, 1936, quando inaspettatamente anche Londra pone la sua candidatura. Colpita dalla depressione economica, l’industria edilizia britannica vede nei giochi olimpici un’occasione per una ripresa economica e finanziaria di tutto il settore. Kano, insieme al conte Soejima, intraprende una serie di viaggi nei vari paesi del CIO al fine di perorare la causa Giapponese e, soprattutto, grazie agli interventi di Kano e alle sue dichiarazioni, USA e Canada convincono la Gran Bretagna a rinunciare alla propria candidatura. Restano quindi solo Finlandia e Giappone quali uniche candidate. Alla votazione, il Giappone ottiene 36 voti e la Finlandia 27, la Cina si astiene. La Posizione di USA e Canada suscita parecchie perplessità: come mai i due paesi, da sempre anti - giapponesi spingono così tanto in favore del Giappone? La ragione é di ordine politico ed economico, si dà al Giappone qualche cosa in cambio della sua non belligeranza nello scenario asiatico e, visto che il Giappone importa quantità enormi di legname dai due paesi e che i giochi olimpici aumenterebbero in modo esponenziale le costruzioni e quindi le importazioni, sarebbe sconveniente inimicarsi un simile “cliente”.
Il viaggio di ritorno in Giappone é per Kano un ulteriore occasione per viaggiare attraverso gli USA e parlare di “Sport e Ginnastica considerati alla luce dei principi del Judo”. A New York dichiara che il Giappone non trasformerebbe i giochi olimpici in uno spettacolo nazionale come era successo a Berlino. In più occasioni ribadisce che le olimpiadi non dovrebbero avere caratteristiche “grandiose” e che ciò che conta é lo spirito d’amicizia. Nel frattempo in patria si dibatte per due questioni riguardanti i futuri giochi olimpici di Tokyo: chi deve sobbarcarsi l’onere finanziario dell’operazione e quale deve essere la località per la costruzione del nuovo stadio.
Il cosiddetto “incidente cinese” del 1937, che molti storici considerano come l’inizio della seconda guerra mondiale, mette il Giappone in una posizione molto difficile da sostenere con i suoi partners olimpici. Gli USA avanzano l’ipotesi che difficilmente il Giappone potrebbe sostenere contemporaneamente l’onere della guerra con la Cina e la gestione dei giochi olimpici; nel contempo Finlandia e Gran Bretagna ritornano all’attacco riproponendo la loro candidatura. Jigoro Kano insieme a Matsuzo Nagai vengono mandati alla riunione del CIO al Cairo per difendere la posizione giapponese. Kano sostiene che “la guerra in Cina nulla ha a che vedere con lo sport” e cerca di rassicurare gli altri membri del CIO sul completamento per tempo delle strutture olimpiche. Kano arriva a dire che “farebbe seppuku (suicidio rituale) se i giochi fossero spostati da Tokyo” (!). USA, Canada, Italia e Germania danno la loro approvazione e così i giochi restano a Tokyo. Il CIO annuncia anche quali debbano essere gli sports dimostrativi da introdurre in tale occasione: judo, kendo e kyudo. Ma, e qui arriva il bello, Jigoro Kano non dimostra affatto un particolare interesse all’introduzione del judo alle olimpiadi. Così dichiara a Gunji Koizumi nel 1936: “Mi é stato chiesto da persone di vari settori circa l’opportunità di inserire il judo tra gli sports presenti nei Giochi Olimpici. Al presente, il mio punto di vista in proposito é piuttosto critico. Se é nei desideri degli altri paesi membri non ho alcuna obiezione. Ma non sono propenso a prendere alcuna iniziativa. Da un lato, il judo non é un vero sport. Io lo considero come un principio di vita, arte e scienza. Infatti é un mezzo per il raggiungimento di una cultura personale. Solo una delle forme di allenamento, il cosiddetto “randori” o allenamento libero, può essere classificato come una forma di sport. Certamente, sotto certi aspetti, lo stesso potrebbe essere detto della boxe e della scherma, ma oggi esse sono praticate e condotte come sports. Inoltre, i Giochi Olimpici sono così fortemente intrisi di Nazionalismo che é possibile esserne influenzati al punto da sviluppare un “Judo Competizione”, una forma retrograda quale era il Ju Jitsu prima del Judo Kodokan”. In pratica, Jigoro Kano non é al Cairo per inserire il Judo tra i giochi olimpici, ma solamente per assicurare i giochi olimpici del 1940 al Giappone.
Raggiunto l’obiettivo, Kano rimane neutrale nelle altre questioni che in quella sede vengono dibattute: calendario delle competizioni, ecc. Dopo un ulteriore tour promozionale che lo porta ancora una volta negli USA, durante il viaggio di ritorno, sulla motonave Hikawa Maru, il 5 maggio 1938 alle ore 5,33 del mattino Jigoro Kano improvvisamente muore. (..)

Jigoro Kano alle Olimpiadi del 1932 a Los Angeles
Jigoro Kano negli USA mentre dimostra il Judo
Jigoro Kano nel 1935 a Vienna
Jigoro Kano alle Olimpiadi del 1936 a Berlino
Jigoro Kano sulla Hikawa Maru nel suo ultimo viaggio