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Pi Quan Shu
di Paul Crugnola - 2003

Non so con precisione che cosa significhi esattamente. Quello che so é che si tratta di una “ginnastica per le articolazioni”. L’ho imparata nel 1977 a Bertinoro, ad uno stage degli Amici del Judo e, da allora, l’ho praticata con una certa assiduità (ogni mattina) per un certo periodo. Nel tempo, l’ho ripresa più volte, quando ne sentivo il bisogno, per recuperare una situazione post traumatica o per rinforzare una particolare posizione e non mi ha mai deluso. In poche parole, si tratta di assumere una particolare posizione con il corpo e mantenerla quindi il più a lungo possibile. All’inizio sono dolori (nel vero senso della parola!), localizzati in diverse parti del corpo. Poi, con il tempo e l’esercizio, questi dolori si trasformano in “fremiti” ed é allora che il Pi Quan Shu esprime la sua azione terapeutica. La teoria é la seguente: l’energia vitale, il Ki, circola ciclicamente nel nostro corpo, ma per vari motivi (traumi, debolezza, posizione, predisposizione) incontra degli ostacoli che ne rallentano o arrestano il normale flusso causando tutta una serie di problemi di malfunzionamento del nostro organismo. Nel caso in questione si tratta delle articolazioni e il Pi Quan Shu che cosa fa? Riesce a “sciogliere” questi nodi, ristabilendo il normale flusso energetico. Il vero obiettivo di questa ginnastica sono le capsule articolari che vengono sollecitate in modo naturale e non traumatico, come se venissero atttraversate, mi si conceda il termine, da una “corrente a bassa tensione”. Il “fremito” é il segnale mediante il quale il Pi Quan Shu segnala all’esterno il proprio funzionamento. Il M° Alfredo Vismara, esperto praticante di questa disciplina, raccontava che essa é poco conosciuta anche in Cina da dove trae le sue origini e altrettanto pochi sono coloro che la conoscono e la praticano. Questi esperti, pare si riuniscano periodicamente alle Hawaii per praticare insieme sedute di parecchie ore consecutive. Durante gli allenamenti il “fremito” va e viene anche più volte (dipende dalla durata della seduta), l’importante é non interrompere l’allenamento fino a quando esso non sia cessato. Le posizioni sono di vario tipo, la maggior parte statiche, e bisogna prestare molta attenzione a quelle “sdraiate” perché pìiù pericolose delle altre. Che io sappia, non esistono altre arti o discipline che si occupano dello stesso argomento in modo così specifico e approfondito. Il Pi Quan Shu é per tutte le età e penso sia inutile sottolineare quanto sia importante per tutti, atleti e non, avere “giunture” forti ed elastiche. Un invito quindi ad intraprendere questa strada e a provare l’emozione del Pi Quan Shu e del suo “fremito”.

Ho il piacere di aggiungere queste brevi note sul Pi Quan Shu suggerite dal M° Cesare Barioli.

Il Pi-quan-shu è stato insegnato ad Alfredo Vismara da Ron Lowing al BU-SEN.
Il Pi-quan-shu è tenuto religiosamente riservato. All'origine è insegnato senza una parola; di solito per un mese l'insegnante mostra in silenzio alcuni esercizi (sul ki nei tendini), e finalmente parla alla fine di quella decina di lezioni per invitare la maggior parte degli allievi ad andarsene.
Si prosegue l'insegnamento solo con alcuni apprendisti che hanno predisposizione psico-fisica a quel genere di attività. Non ci sono corsi come intendiamo noi, ma solo una comunicazione tra l'esperto e gente "chiamata" da un sentimento raro.
Vi sono cinque serie di esercizi:
- per il ki nei tendini (il famoso "tremito", quando i muscoli sono "svenuti"),
- nei muscoli (esercizi fatti a due in contrapposizione),
- nel sistema circolatorio (caratteristico l'Airone Bianco, camminando con le braccia allargate si forma un cerchio rosso nella schiena),
- nei nervi (ad es. quelle immagini da seduto)
- nella mente (bruttino questo esercizio, si perde conoscenza).