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Shisei è una parola giapponese abbastanza difficile da tradurre. Nel judo, così come in tutte le cosiddette arti marziali, è sinonomo di “posizione”, posizione del corpo da utilizzare ai fini del combattimento. In tutti i testi tecnici della disciplina, antichi e non, la parte dedicata a questo argomento è sempre evidenziata all’inizio, come una soglia importante da raggiungere, prima ancora delle tecniche specifiche. Le descrizioni contemplano i modi di tenere mani e piedi, il tono muscolare generale fino ad arrivare, in alcuni casi, ad indicare dove dirigere lo sguardo. Da queste e altre indicazioni si può intuire come il significato di “shisei” vada ben oltre un particolare stato fisico del corpo. Nella cultura giapponese la parola shisei incorpora un ideale di bellezza come armonia tra uomo e natura, corpo e spirito. La “posizione” sembra infatti sottendere un modo di essere e rapportarsi con quanto ci circonda, una vera e propria “via” da percorrere e imparare e forse non è azzardato parlare di “shisei-do”. Non si tratta quindi di un semplice atteggiamento formale, ma di qualcosa di più interiore che connota un particolare tipo di carattere. Nel judo si parla di: - Shizentai = Posizione fondamentale - Jigotai = Posizione di autodifesa - Kogeki Shisei = Posizione d’attacco Le prime due sono sempre citate in tutti i testi mentre l’ultima la si trova raramente e, attualmente, non figura tra quelle ufficialmente accreditate dal Kodokan di Tokyo. Vediamo ora di analizzarle sotto un profilo che non sia solo legato alla cultura del combattimento (Shobuho), ma anche ad un aspetto mentale (Shushinho). Shizentai Il fatto che venga denominata come “fondamentale” la pone subito su un piano di superiorità rispetto alle altre ed in verità Jigoro Kano la indicava come la più adatta per apprendere i principi tecnici del judo. Il corpo è ben eretto con gambe e braccia naturalmente distese (mai rigide e tese). Questo permette spostamenti veloci e lineari sulla materassina che consentono di seguire e assecondare i diversi movimenti del compagno e utilizzare al meglio l’energia in gioco. Nell’insieme connota un atteggiamento “positivo” verso la realtà, sempre pronto a cogliere le diverse occasioni che la situazione impone o suggerisce. Jigotai Praticamente è l’esatto opposto della precedente. Il corpo è raccolto, piegato e in continua tensione, soprattutto verso l’indietro, ben deciso a non entrare nella sfera d’azione del compagno. L’insieme è caratterizzato da un’espressione di forza, ma più dedicata alla difesa che all’attacco. Gli spostamenti sono limitati, più faticosi e non di rado sfociano naturalmente nella lotta a terra. L’atteggiamento generale è di “diffidenza” verso l’esterno e concentrato nel difendere la propria sfera personale. Kogeki Shisei In questa “posizione d’attacco” il corpo è proteso in avanti, ruotato di circa la metà per avvicinare il fianco al corpo del compagno e poterlo afferrare con una presa al collo che, come un vero e proprio “giogo”, ne controlla movimenti e intenzioni. Questa presa caratterizza tutta la posizione e necessita di particolare attenzione e allenamento. L’atteggiamento globale è “aggressivo” nei confronti del compagno sempre pronto a sovrastarlo con la propria iniziativa e quasi dimentico della propria difesa e incolumità. Potremmo dire tranquillamente: tre posizioni e tre diversi modi di essere. Da ciascuna di esse discende un modo particolare di “fare judo” e questo significa che una tecnica nata da una posizione difficilmente può essere eseguita partendo dalle altre se non a prezzo di sostanziali cambiamenti che di fatto ne snaturerebbero il contenuto. E’ anche vero che esistono tecniche praticate partendo da due diverse posizioni (ad es. Harai Goshi da Shizentai piuttosto che da Kogeki Shisei), ma si tratta di azioni che, pur mantenendo lo stesso nome, seguono logiche così diverse da poter essere considerate come tecniche distinte. Dire quale delle tre posizioni sia la migliore è difficile. Storicamente sono legate a periodi diversi. Jigotai appartiene agli albori del judo, quando si praticava ancora con maniche e calzoni corti e la presa era molto più coinvolgente. Shizentai appartiene al judo maturo, quello che consentì a Jigoro Kano di affermare nel 1922 la raggiunta completezza di tutto il suo metodo. Kogeki Shisei rappresenta il judo dei primi grandi tornei e dei primi grandi campioni come Kenshiro Abbe e Masahiko Kimura. A voler guardare quello che succede oggigiorno, molti combattenti, specialmente nelle categorie più leggere, utilizzano abbondantemente Jigotai e man mano che il peso aumenta la posizione si alza ritornando su Shizentai mentre Kogeki Shisei, invece, risulta molto meno utilizzata. Però è anche una questione di preferenze e attitudine, per cui….. Risultano, invece, piuttosto chiare le preferenze di Jigoro Kano per Shizentai. Prospettando l’utilità del judo in campo sociale ed educativo, l’atteggiamento positivo ed equilibrato suggerito da Shizentai, aldilà della sua migliore affinità tecnica con il metodo in se, risulta chiaramente vincente rispetto all’aggressività di Kogeki Shisei piuttosto che alla resistenza di Jigotai. Detto questo non penso assolutamente che si debba optare per una scelta esclusiva di Shizentai perché “moralmente” più adatta. Nella pratica del judo, così come nella nostra vita, attraversiamo diverse situazioni esistenziali e l’importante è viverle consapevolmente. Il judo, come uno specchio, riflette la nostra anima e obbligandoci a guardarla senza veli, così com’é, ci permette di affrontare meglio la vita. |
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